La caduta dell’Occidente, una chiave di lettura
Intervista ad Ignazio Ravasi con la presentazione del libro "La caduta dell'Occidente".
1) Perché un titolo così forte: LA CADUTA DELL’OCCIDENTE, cosa significa, puoi fornirci una prima chiave di lettura del tuo libro?
Il mio libro non è un romanzo ma contiene molte riflessione sull’uomo contemporaneo. Contiene molte domande e qualche provocazione.
Non è un libro catastrofista, al contrario nutre ancora la speranza nell’uomo, chiede all’uomo di “ritornare” a pensare.
Il pensiero critico, che riflette su se stesso, costituisce l’atto di nascita della filosofia.
Ma che cos’è la filosofia?
La filosofia è il pensiero che interroga l’uomo, che interroga ogni uomo domandando: perché’ esistiamo? Cos’è la vita? Cos’è il tempo??? Insomma, la filosofia è il profondo domandare dell’uomo, di ogni uomo.
A queste domande, il determinismo rispose asserendo che ogni cosa ha un suo perché, di carattere divino o “naturale”.
Ma sin dal 1600 alcuni pensatori tedeschi misero in evidenza la debolezza di questo principio di ragione:
• Silesio, poeta tedesco del seicento, scrive:
La rosa è senza perché’
Fiorisce poiché’ fiorisce
Di se’ non gliene cala
Non chiede d’esser vista
E ancora prima di Silesio, un mistico slesiano, Daniel Von Czepko, compone questo distico:
Prima di me non c’era tempo alcuno,
Dopo di me non ne verrà nessuno,
Con me il tempo nasce, con me pure perisce.
Morale: non vi è alcun principio di ragione, nessuna legge divina o naturale a fondamento di qualsivoglia essere biologico o materiale, ma solo rappresentazione umana.
2) Ci fai capire, con parole comprensibili, perché sarebbe così importante il pensiero espresso dai filosofi greci oltre 2000 anni orsono?
La filosofia greca costituisce il cuore del pensiero occidentale, ecco perché’ è così importante. Vediamone la parabola storica.
Parmenide per primo asserì: l’essere è, il nulla non è. Lo fece per districarsi dalla contraddizione tra l’eterno e l’essere mondano sempre diveniente di Eraclito.
Platone, poi, INVENTA L’ANIMA ed elabora la “dottrina dei due mondi”: al di qua (le ombre che possono intravedere i mortali, l’allegoria della caverna ne la Repubblica); e l’al di là (l’Iperuranio, il mondo delle idee). Nel Simposio, nel Sofista e ne la Repubblica, Platone erige i pilastri del pensiero occidentale, pensiero che ancora agisce in noi contemporanei.
Nell’Ottocento Darwin, Freud e la scoperta psicanalitica dell’inconscio e poi, nei primi decenni del novecento, Einstein, avviano un rivolgimento culturale.
Ma è già in MARX, con il rovesciamento della metafisica (va rovesciata, messa con i piedi per terra tutta la metafisica ), che la filosofia raggiunge la sua possibilità estrema
Ed è infine Nietzsche che, decretando ne la “Gaia Scienza” la morte di Dio!” (cosa mai rimarrebbe da creare all’uomo se tutto fosse già stato creato da Dio), fa vedere la caduta di tutti i valori supremi, e la NECESSITA’ di superare il platonismo.
Ma il rovesciamento del platonismo operato prima in Marx e poi in Nietzsche, proprio perché è rovesciamento e NON SUPERAMENTO, E’ ANCORA PLATONISMO.
E’ in quel contesto culturale dell’Ottocento che prende ancora più forza quel pensiero nichilista che, sotterraneamente, percorre da sempre l’Occidente, ma che da quelle rotture trova nuova forza, affermandosi e crescendo continuamente come deserto nichilista: Tutto è nulla!
L’affermarsi del nichilismo (esiste il nulla e non l’essere) piano, piano sgretola tutti i valori dell’umanesimo e della cultura occidentale, oggi noi stiamo nuotando nell’epoca del nichilismo.
In conclusione possiamo dire che la filosofia occidentale, (grande, potente e unico pensiero che ha tentato di pensare l’Essere e l’Ente giungendo a irradiare di sé tutto il mondo) è giunta alla propria fine. Fine nel senso di compimento. Qual era la domanda alla base del pensiero occidentale: CHE COS’E’ L’ENTE (che cos’è una montagna, un lago, un uomo, una pianta ecc.). La domanda chiedeva: com’è conoscibile, maneggiabile, elaborabile l’Ente? Domandava: Come possiamo impadronirci dell’Ente sino a produrlo, a crearlo? Ebbene la risposta viene a compiersi nel sistema tecnico-scientifico.
A partire da Galileo ma con l’avvento dell’era della scienza tra ‘800 e ‘900, è la scienza che, attraverso la tecnica (che è connaturata all’uomo), prende il testimone dalla filosofia per rispondere alla domanda: che cosa sono le cose con cui abbiamo a che fare? Oggi per qualsiasi necessità ci rivolgiamo alla tenco-scienza, sia che si tratti di medicina che di qualsiasi altra cosa. E dunque possiamo dire che la filosofia, la metafisica occidentale finisce e si compie nella tecnica e che con la tecnica, combinata con la scienza, prende avvio UN PROGETTO DEL MONDO CHE FA A MENO DI DIO (che non ha più al centro Dio come portatore delle risposte da dare agli uomini del nostro tempo).
La tecno-scienza attraverso la sua praticalità tecnica, diventa la nuova fonte di CONSOLAZIONE umana, fuga dalla mortalità umana e dalla caducità di tutte le cose.
TECNICA E NICHILISMO intrecciano un progetto dove TUTTO E’ NULLA, TUTTO ENTRA DAL E ESCE NEL NULLA, entro il dominio dell’organizzazione globale umana. Tutte le cose che stanno nel mondo, sono solo enti composti di materia che solo la scienza è in grado di indagare, conoscere e la tecnica di manipolare e produrre.
Se tutto è materia, che solo la scienza può indagare, è naturale che tutte le risorse spirituali/culturali/simboliche/etiche dell’uomo perdano il loro senso e significato. Noi stiamo vivendo questa epoca di desertificazione. Ecco il senso più profondo della caduta dell’occidente, che è insieme, compimento della filosofia nella tecnica, e globalizzazione del MODO occidentale di produrre, consumare, trasformare ogni cosa al di là di ogni limite.
3) Ma tutte queste cose che dici che cosa hanno veramente a che fare con noi contemporanei?
La fine della filosofia si mostra come il TRIONFO DELL’ORGANIZZAZIONE CHE MANOVRA IL MONDO tecnico scientifico e del corrispondente ordine economico-sociale.
Questo progetto TECNICO fa A MENO DI DIO.
E si poggia sulla VOLONTA’ DI POTENZA per determinare chi deve guidare l’organizzazione tecnica del mondo.
Fine della filosofia = (uguale) compimento nel pensiero tecnico-scientifico = (uguale) inizio della CIVILIZZAZIONE MONDIALE fondata sul pensiero occidentale-europeo.
Proprio perché oggi siamo al compimento di questo PROGETTO di civilizzazione mondiale, assistiamo ALLA CADUTA DELL’OCCIDENTE. CADUTA NON COME FINE MA COME COMPIMENTO DEL PROGETTO DI CIVILIZZAZIONE OCCIDENTALE DEL MONDO E COME EMERSIONE DI VOLONTA’ DI POTENZA (anche quelle autoritarie e/o fondamentaliste) SITUATE FUORI DAI CONFINI TRADIZIONALI DELL’OCCIDENTE.
Ecco perché serve un nuovo PENSIERO, un NUOVO PROGETTO per affrontare e governare questa epoca nuova.
Quanto durerà questa fase di transizione non è possibile prevederlo. Possiamo però cogliere UNA CONTRADDIZIONE che la durata di questa civilizzazione mondiale tecnico-scientifica non è fondata su qualcosa di DUREVOLE (su uno zoccolo d’acciaio) ma al contrario si FONDA SUL PASSARE CONTINUAMENTE DAL NUOVO AL SEMPRE PIÙ NUOVO. Ed è questa assenza di limiti a costituire il limite stesso della sua durata.
Nel frattempo possiamo CONSTATARE quanto l’accelerazione dell’organizzazione tecnica del mondo stia producendo lo sgretolamento progressivo di tutte le dottrine politiche: cadono ad una ad una tutte le dottrine politiche del passato e, oggi, si giunge persino a negare la necessità politica dello Stato.
A proposito del capitalismo, vorrei osservare e riflettere su cos’è oggi il capitalismo. Come dice Jurgen Renn, il capitalismo, oggi, ha cambiato completamente pelle: se il “capitalismo industriale” aveva mirato all’asservimento della natura ai propri fini, nella nuova fase, vale a dire ora, il capitalismo sembra stia mettendo nel mirino la natura umana per piegarla alle proprie logiche.
Anche l’alienazione, intuita e fatta emergere dal marxismo, deve essere approfondita e indagata in profondità. Come asserisce Simondon “L’alienazione non si manifesta soltanto perché l’individuo umano che lavora non è più proprietario dei suoi mezzi di produzione…Essa si manifesta anche al di fuori di ogni rapporto collettivo coi mezzi di produzione, al livello propriamente individuale, fisiologico e psicologico.”
Questi sono i temi che si pongono davanti a noi, oggi, e reclamano una rivoluzione copernicana, un nuovo pensiero critico capace di affrontare questo cambiamento epocale.
4) Cosa intendi quando affermi che l’uomo è una nullità ma che, nello stesso tempo, sarebbe artefice geologico dell’Antropocene?
Tutti gli scienziati oggi concordano nell’asserire quanto l’uomo da fattore biologico, sia diventato agente geologico , interferendo con tutti i cicli terrestri, sconvolgendoli. I mutamenti climatici ne sono un esempio lampante. Io penso abbia ragione Emanuele Severino quando imputa alla cultura occidentale di aver separato l’uomo e la natura dal loro essere, che è alla radice della volontà di modificarli, manometterli, produrli, distruggerli, reinventarli al di là di ogni limite.
Tuttavia, nonostante questo potere, l’uomo rimane una nullità. Se, per esempio, ci chiedessimo come è composta la biomassa complessiva della terra vedremmo che il 97,3% è costituita dal regno vegetale; solo il 2,7% dal regno animale; e di questo 2,7% del regno animale solo lo 0,01 è rappresentato dal genere umano. Come si vede l’uomo è una piccola cosa. Per millenni il pianeta ha fatto a meno di noi, e anche nel futuro potrebbe fare a meno di noi. Ciononostante, l’uomo dell’Antropocene sta provocando la sesta estinzione di massa della biodiversità della nostra Terra.
5) Come spieghi le due riflessioni che ti portano ad affermare che l’UOMO E’ NATURA CHE PARLA la cui natura più intima sarebbe quella di una BELVA?
Non siamo degli alieni! Non veniamo da Marte! Siamo figli della terra.
E la natura umana contiene la possibilità di pensiero e linguaggio; proprio per questo possiamo definire l’uomo come “natura che parla”.
Ovviamente tutto il Bios lotta per la vita. Ma l’uomo, proprio per le sue capacità tecniche, contiene il pericolo di una inaudita ferocia, che fa sussultare Focault e lo spinge a scavare nelle profondità della nostra ferocia, dell’invisibile, dell’irrazionale (l’uomo è l’animale più feroce affermavano i greci). Basta guardare alle guerre che hanno accompagnato tutta la storia umana, e alle guerre in atto in questo momento, e alle crudeltà individuali e collettive messe in mostra dalle cronache giornaliere, per scorgere la nostra ferocia
Ma la ferocia più grande, l’uomo, la manifesta attraverso l’incoscienza di uno sviluppo infinito che altera drammaticamente il ricambio della natura di cui l’uomo fa parte.
6) Due delle tue riflessioni sono dedicate una alla Tecnica e una al Superuomo, come mai?
Io credo non si possa parlare in astratto della tecnica, nel senso che la tecnica appartiene alla natura più propria dell’uomo. Il linguaggio, l’abilità nell’uso delle mani sono già tecnica. Dunque la tecnica nella sua essenza è più una opportunità che un pericolo. Anche oggi, immersi nell’era della tecnica, essa contiene questa ambivalenza. Ma oggi possiamo ancora essere certi di poterla dominare con la nostra volontà? E non esiste una sproporzione tra la potenza della tecnica e la miseria spirituale dell’uomo?
In una celebre intervista del 1966 a “Der Spiegel”, Martin Heidegger disse: “La tecnica nella sua essenza è qualcosa che l’uomo di per sé non è in grado di dominare”. Gli obiettò l’intervistatore: “Ma come”? Con la tecnica “tutto risulta funzionante”. Rispose Heidegger: “Tutto funziona. Questo è appunto l’inquietante, che funziona e che il funzionare spinge sempre oltre verso un ulteriore funzionare e che la tecnica strappa e sradica l’uomo sempre più dalla terra”. “Lo sradicamento dell’uomo è già compiuto, tutto ciò che rimane sono problemi di pura tecnica”. “Non è più la terra quella su cui oggi l’uomo vive”.
Ora, la colonizzazione tecnico-scientifica di tutto il pianeta, di un pianeta e di una biosfera ridotte a pura materia, non causano una continua corrosione di tutte le risorse spirituali, simboliche, etiche dell’uomo? E in questo deserto, il combinato disposto di tecnica e ferocia umana, cosa mai possono combinare?
7) E per quanto riguarda invece il SUPERUOMO, cosa ci racconti?
L’uomo, oggi, sradicato dalla terra, si configura come un “superuomo”. I successi della scienza applicata a tutte le tecniche hanno potenziato il genere umano. In questo senso va inteso il termine superuomo, come l’uomo tecnico, che vive immerso nelle proprie protesi tecniche (auto, treni, aerei, farmaci, pensiamo a tutte le strumentazioni tecniche delle nostre case, della medicina, della biologia, della fisica, dell’astronomia, ecc.)
Questo superuomo tecnico è stato armato di una soggettività che tende a imporre, insieme a individualismo e egoismo, la propria volontà di potenza, anzi, tende ad assecondare le forze della potenza, ed è in questo senso che cresce il pericolo visibile nel continuo potenziamento sempre più sofisticato degli apparati tecnico militari.
Nella crisi che stiamo vivendo, nel deserto privo di valori guida che stiamo percorrendo, il mondo intero sembra stia pensando che si possa affidare il destino dell’umanità alle distruttive macchine militari moderne e alla volontà di volere di una organizzazione (e cultura) che, in ogni uomo, in ogni vivente, in tutta la materia, vede soltanto qualcosa da manipolare per produrre valore, per ottenere denaro.
Ecco allora che volgere il pensiero all’immateriale, allo spirituale che riempie ogni essere, in particolare quell’essere che possiede il pensiero e il linguaggio, può rappresentare un primo passo per uscire dalla follia del possesso e del valore/denaro dell’Occidente.
8) Nel tuo libro si coglie anche una oscillazione tra la MORTE DI DIO (che chiude un’epoca) e una sorte di rivalutazione della fede religiosa? Come la spieghi?
L’uomo non potrà mai pervenire a una verità assoluta, incontrovertibile. Non esiste alcuna certitudo. Il mondo è inconoscibile in se’. Il mondo è soltanto e sempre una nostra rappresentazione, anche se sottoposta ai risultati che riusciamo a ottenere. Se le cose stanno così, se tutto è fede, anche la fede religiosa è qualcosa di radicato nell’animo umano. Questo non comporta un ritorno al misticismo ma, pone a tutti, la necessità di affrontare laicamente i temi legati alle esigenze spirituali degli umani!
Altro problema: se non abbiamo certezze su cui appoggiarci dobbiamo superare il determinismo (la fede in leggi regolatrici eterne) e occorre optare, in ogni campo del sapere, per paradigmi probabilistici.
Anche seguendo questi percorsi di riflessione si arriva a scorgere la fine di un’epoca, e contemporaneamente, nel punto in cui siamo, non si intraveda una nuova aurora. Sembra quasi che tutti gli attori delle comunità umane contemporanee, sulle macerie dei vecchi valori, delle vecchie dottrine politiche e sociali, stiano già governando tutto il mondo senza più alcuna regola e criterio, diritto o etica.
9) Il libro sembra perdersi in un pessimismo scoraggiante: davvero non esistono alternative al BUCO NERO, AL BUIO che ci sta inghiottendo?
No, nessun pessimismo, tant’è vero che nella riflessione conclusiva mi affido alla speranza. Tuttavia è evidente che se si spengono le luci dell’umanesimo, del socialismo, del liberalismo, della democrazia, in quel buio non si veda più nulla, tranne il buio.
Ora, se il PROGETTO TECNICO del mondo finisce inevitabilmente nelle mani di POTENZE che vogliono imporre la loro VOLONTA’ DI POTENZA allora siamo al PERICOLO MASSIMO.
Che fare allora? Cercare un nuovo pensiero, ancora non pensato, che sopraggiunga a salvarci e in pari tempo, comprendere i mutamenti in atto per metterci nella condizione di affrontarli con una nuova cultura.
Quali mutamenti? Il capitalismo non è più oggi quello indagato da Marx, da allora ha vissuto diverse “rivoluzioni”, tra queste, l’ultima grande accelerazione tecnologica avviatasi dopo la seconda guerra mondiale.
Più recentemente è avvenuto un nuovo cambio di ciclo che possiamo descrivere come basato sull’uso dei nostri dati personali. Ovviamente permangono dentro al capitalismo tutte le forme di produzione del valore, ma, in questo nuovo ciclo, il rafforzamento del capitale (meno dell’1,5% degli abitanti della terra che detiene il 99% della ricchezza mondiale), genera, anche per il paradosso dell’accesso gratuito a tutti i nostri dati, un capitalismo che pretende di guidare e controllare non più solo l’economia di mercato, ma le società umane nel loro complesso, SENZA PIU’ NESSUN LACCIO O LACCIUOLO, SENZA PIU’ VINCOLI STATALI DI QUALSIASI TIPO..
Ecco allora in conclusione alcune domande: Come affrontiamo il nuovo capitalismo dei dati? Come affrontiamo il capitalismo della sorveglianza? Come governiamo la svolta digitale? Le macchine intelligenti potranno veramente sostituire gli esseri umani?
Il web ha aperto gigantesche possibilità di controllo e manipolazione delle nostre opinioni, addirittura capaci di influenzare e decidere le nostre scelte politiche: cosa possiamo fare per evitare questa nuova desertificazione?
I big data sono diventati una forza economica trainante per una nuova forma di capitalismo: possiamo continuare a ignorare questo problema?
Ma la domanda delle domande è: con quale sistema politico possiamo governare la straripante potenza tecnica-digitale dell’organizzazione mondiale? E quali sono le forze sociali e culturali che si possono mobilitare su una scala globale su un a simile impresa? E quale rivoluzione culturale è necessaria per preparare questa nuova alba del pensiero e dell’organizzazione umana?
Dobbiamo uscire, come diceva Emanuele Severino, dalla follia dell’Occidente, la follia che pensa che lo sviluppo possa essere senza limiti, senza freni, e che possa procedere all’infinito.
Ritornare a pensare e riscoprire la bellezza del vivere bene, del prendersi cura di se stessi e degli altri, della biodiversità, e di tutte le culture. Vivere il dono della vita. Si vive una volta sola non c’è un’altra chance.
Infine incominciare a riflettere su quel potere invisibile nelle mani di 8 miliardi di uomini che vivendo la loro vita “contemporaneamente” (vita che è insieme biologica quanto padroneggiamento di tutte le pratiche di vita, delle conoscenze, senso comune della propria Epoca), agiscono trasformando continuamente le “convinzioni” e la strumentazione/strutturazione delle società umane.
E proprio per concludere: OCCORRE METTERE MANO A UN NUOVO PROGETTO PER L’UMANITA’ che sorge dentro e dopo la caduta (la caduta non è la notte, la caduta è il luogo dal quale rialsarzi) della CULTURA DELL’OCCIDENTE.
