La ricerca «no women no panel»
Articolo del Sole 24 Ore.
Non c’è opinabilità né minimizzazione che tengano: la fotografia offerta dal volume La parità non è un’opinione, in cui sono riportati gli esiti della ricerca “No Women No Panel” promossa dalla Comunità europea e sposata in Italia dalla Rai, rivela i progressi compiuti nel nostro Paese mostrandone, al contempo, l’ancora forte ritardo nel cammino della parità di genere.
Non una novità, si può pensare di primo acchito, ma qui spiccano due elementi significativi: la ramificazione e l’estensione dell’indagine, che coinvolge università, enti, istituzioni locali e nazionali per un totale di 61 firmatari; l’aggiornamento al 2024 dei risultati che rende la ricerca più che mai attuale e attendibile. Il saggio - curato dalla giornalista della Rai Arianna Voto, responsabile del progetto – si apre con i contributi di diverse autrici che fanno il punto sulla Costituzione inattuata, sulla situazione nella Pubblica amministrazione, sugli interventi legislativi per la parità, sulle analisi dell’Istat. Dopo testimonianze come quella di Amalia Ercoli Finzi e Dacia Maraini, si entra nel vivo del monitoraggio relativo alla partecipazione dei due generi negli incontri pubblici, con i dettagli sulle professionalità e le attività dei soggetti coinvolti.
Un terreno in cui «la competenza e l’autorevolezza di esperti/e da invitare sono ancora fortemente connotate dal loro essere uomini o donne. I cosiddetti manel, così come gli incontri composti da sole donne womanel, sono l’espressione evidente che la nostra società riproduce gli stereotipi» cui le italiane sono atavicamente condannate, si legge nella presentazione della ricerca, che ha preso in esame oltre 5.370 eventi.
Certo, i passi avanti sono indubbi: il 40% dei panel – che fanno riferimento a seminari, convegni, festival, celebrazioni e altro – risulta bilanciato, ma ciò si deve al fatto che molte protagoniste sono presenti nel ruolo di moderatrici piuttosto che di esperte. In ambiti percepiti ancora come “maschili” (l’economia, la politica, la scienza) persiste un forte squilibrio e, benché i manel e womanel siano in totale solo il 16%, i primi sono il triplo dei secondi: pregiudizi e barriere sono dunque sempre radicati. I dati peggiorano quando si considerano realtà istituzionali e accademiche di rilievo a livello nazionale: una composizione equilibrata si raggiunge solo nel 33,6% dei casi, e gli incontri a prevalenza maschile toccano addirittura il 35,9 per cento.
Il valore di questo lavoro risiede anche nel suo costituire una traccia operativa: una mappa di dati preziosa che indica come e dove agire, e con quale urgenza. Nella speranza di poter scorgere già nei prossimi rilevamenti delle percentuali diverse.
