Un'Era di dominio, l'Europa si svegli
Articolo di Walter Veltroni pubblicato dal Corriere della Sera.
Se gli Usa possono bombardare un Paese sovrano è allora ugualmente legittimo che Putin possa invadere l’Ucraina e che la Cina possa regolare i suoi conti con Taiwan. Il nuovo ordine mondiale si afferma oggi così, sulla punta dei cannoni. Dalla tragedia della Seconda guerra mondiale, sessanta milioni di morti, lo sforzo della comunità internazionale è stato quello di fornirsi di regole, istituzioni, procedure per evitare che quell’indicibile orrore non si riproducesse mai più.
Nel giro di una manciata di mesi questa polizza di garanzia universale è stata stracciata. La messa in discussione delle istituzioni e del metodo multilaterale genera l’inevitabile ritorno alla politica di potenza, ai «giardini di casa», alle sfere di influenze, ai patti di non aggressione o a quelli di ferro. Tutte pratiche che hanno lastricato l’inferno del Novecento.
In pochi mesi abbiamo riguadagnato un secolo, ma all’indietro.
Non torno qui, ne hanno parlato Massimo Gaggi e Mario Platero ieri, sulle incongruenze e le illegittimità dell’azione americana. E sulla assurdità dell’idea di governare un Paese sovrano come fosse una colonia: «Gli Stati Uniti da oggi governano il Paese e lo faranno fino a quando sarà necessario». O, ne ha parlato Saviano, sulla pretestuosità dell’argomento legato alla sacrosanta lotta contro il narcotraffico. Argomento soavemente contraddetto ad esempio dalla grazia accordata da Trump al presidente dell’Honduras condannato dalla giustizia americana a 34 anni di reclusione per collusione con i trafficanti e il concorso dell’importazione negli Usa di 400 tonnellate di cocaina. O quella con la quale ha liberato dalla sentenza di ergastolo Ross Ulbricht, a capo del sito Silk Road, accusato, tra l’altro di «traffico di droga, traffico di droga su internet e cospirazione per trafficare droga».
Ma la questione sulla quale vorrei tornare riguarda il «senso» di quello che sta accadendo nel mondo.
Quel senso che dovrebbe inchiodare tutti alle proprie responsabilità e spingere, di fronte all’Ucraina o al Venezuela, a capire che stiamo parlando di una stagione che solo l’ipocrisia può definire come l’esito della normale alternanza al governo, quella che nel passato ha fatto sì che il potere transitasse con differenze radicali ma senza lacerazioni tra Eisenhower e Kennedy fino a George Bush e Barack Obama.
Stiamo vivendo una fase straordinaria. Mi capitò di definirla, dopo la vittoria di Trump, una stagione rivoluzionaria. E le rivoluzioni, si sa, hanno una certa tendenza all’uso della ghigliottina. Oggi con il capo sui ceppi è, in tutto il mondo, la democrazia.
Cos’altro deve accadere per far capire a tutti che sono in discussione le libertà fondamentali che consentono a ciascuno di noi di vivere la propria vita essendo sé stessi, avendo le proprie idee, le proprie convinzioni, la propria religione, la propria identità?
La democrazia non vive in un solo Paese, ha bisogno di una cornice internazionale che apprezzi i valori del dialogo, la ricerca delle soluzioni secondo criteri politici e diplomatici, che consideri il ricorso alla forza l’ultimo, non il primo, strumento di soluzione dei conflitti e che, comunque, si muova all’interno di regole che sono tali perché condivise.
Il nemico dei nuovi potenti del mondo, tecnologici e politici, è l’idea del pluralismo e delle garanzie, della libertà e dell’indipendenza di una società strutturata e non ridotta al binomio piramidale autocrate-followers.
Dietro quello che accade c’è un pensiero, una teoria, che bisognerebbe frequentare o conoscere per dare una ragione alla precipitazione degli eventi di questi mesi.
I teorici della nuova destra mondiale parlano di Anticristo, di Armageddon necessario per ripristinare una civiltà depurata dalle scorie delle libertà, teorizzano il valore rigeneratore della guerra e della violenza, la necessità della compressione di diritti e libertà individuali, persino la sostituzione dell’Onu con Echelon al fine di controllare l’umanità intera.
Follie? Si, come le teorie sulla supremazia della razza degli anni Trenta. Follie, che in determinate condizioni storiche, trovano sostegno popolare, specie se supportate da un apparato comunicativo e cognitivo che semplifica, radicalizza e fa convivere la suggestione della piena libertà con la realtà del totale controllo.
Tecnologie e dominio, ecco il grande tema del nostro tempo.
La democrazia ha le sue colpe, come le aveva all’alba di un secolo fa. La prima è di aver tollerato o talvolta persino giustificato i suoi nemici, come quel Maduro che aveva edificato nel suo Paese un odioso regime autoritario.
Ma rischia di fare lo stesso errore non vedendo oggi la portata degli avvenimenti.
Un nuovo ordine mondiale, fondato sulla politica di potenza, postula l’eclisse della democrazia. E allora, di fronte all’Ucraina, a Gaza, a Caracas, i leader europei dovrebbero non balbettare impauriti, come ha fatto anche il governo italiano, ma levarsi in difesa di quei valori che abbiamo affermato attraverso il sangue di decine di milioni di esseri umani.
Sia l’Europa, oggi, alla guida dei principi di libertà e democrazia che vengono stracciati. Siano gli Stati Uniti d’Europa a guidare l’Occidente, in attesa di ritrovare al proprio fianco gli Stati Uniti, democratici o repubblicani, ma tornati saldamente alla loro storica identità.
Mi rendo conto che difronte alla fragilità dei vertici europei di oggi questa ipotesi sembra un’utopia. Ma lo era anche pensare a un’Europa unita mentre si combatteva e ci si uccideva tra figli dello stesso continente. Quell’utopia realizzata ci ha evitato guerre per cento anni.
Non bisogna dimenticarlo mai, ora che la guerra sembra tornata normale.
